Attraverso l’approfondimento che gli autori hanno condotto con prospettive diverse, ma integrate, sulla vita e sull’opera di Filippo Smaldone, il testo vuole essere un primo contributo di ricerca sulla pedagogia e sulle metodologie di intervento nell’educazione dei sordi.
Il compimento di un anno dalla canonizzazione del primo Santo educatore dei sordi, diventa perciò l’occasione per offrire attraverso il presente lavoro, non un’agiografia da aggiungere alle molte opere scritte su Filippo Smaldone, bensì una riflessione articolata e critica circa la possibilità di riconoscere nell’opera dell’educatore che fu e nella pratica quotidiana di chi ancora oggi a lui si ispira, i contorni di un modello pedagogico e didattico.
Il testo si articola in quattro contributi ed alcune appendici.
Hervé A. Cavallera, nel saggio introduttivo, con la dovizia dello storico e con la prospettiva ermeneutica del pedagogista ci offre una interessante rilettura del percorso educativo di Filippo Smaldone. L’inquadramento storico ci permette di collocare lo sviluppo del pensiero dello Smaldone all’interno di uno scenario chiaro nei suoi riferimenti culturali e nelle spinte ideali che hanno caratterizzato un’epoca ed un territorio qual era la Napoli di metà ottocento. Ma accanto all’interessante e puntuale ricostruzione storica appare in tutta la sua evidenza la singolarità profetica della biografia di un uomo discreto, ma determinato; obbediente, ma tenace; fedele ad una spiritualità incarnata che fa della propria caparbietà un tratto distintivo ed un modello di azione che ben si adatta al profilo ideale di quanti decidono di adoperarsi nell’educazione dei sordi.
La lettura incrociata delle fonti autografe e delle cronache della nascente congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori bene ci introduce nella profondità del pensiero e nell’intensità del lavoro didattico di questo sacerdote al quale ben si adatta l’appellativo di “imprenditore della carità” che Piero Crispiani, nel suo saggio sulla pedagogia di Filippo Smaldone, prende a prestito da un’altra grande figura di sacerdote quale fu Don Gnocchi. Proprio con questa chiave di lettura Crispiani ci presenta un sorprendente Smaldone che fa dell’apertura, del confronto (oggi la chiameremmo Pedagogia Comparata) e della continua ricerca, uno stile di azione che illumina e dà significato ad una pratica quotidiana improntata alla metodicità ed all’amorevolezza. Lungi dall’essere, quello di Samldone, un approccio dettato da una generica “carità cristiana”, si rivela invece profondamente radicato in una prospettiva pedagogica limpida, che pone al centro dell’attenzione dell’educatore la globalità della persona e non soltanto la riduzione di un handicap; l’educazione del cittadino e la piena espressione delle proprie capacità nell’esercizio di una libertà capace di abbracciare appieno la propria essenza e di gustarne la trascendenza. Nell’eredità spirituale, ma anche metodologica che Smaldone lascia alle Suore Salesiane emerge con forza e chiarezza il profilo di un educatore dei sordi ed uno stile di azione che ancora oggi può e deve interpellare la coscienza di quanti si occupano di educazione.
Ed è su questa scia che si colloca la prospettiva della ricerca che Catia Giaconi ha condotto fra gli insegnanti e gli operatori delle scuole specializzate gestite dalle Suore Salesiane. Una ricerca in progress che, partendo dalle percezioni, dalle conoscenze e credenze degli insegnanti vuole indagare sullo spazio di ricerca che iniziative di miglioramento organizzativo e di formazione in servizio possono avere rispetto alle attuali pratiche didattiche. Si tratta di un primo passo di una ricerca più ampia che potrà coinvolgere non soltanto gli operatori delle scuole smaldoniane e l’adeguatezza delle loro pratiche di insegnamento rispetto ai principi carismatici fissati dal fondatore, bensì tutte gli insegnanti e tutte le realtà che si occupano oggi in Italia dell’educazione dei sordi.
Questa iniziativa editoriale è frutto di un lavoro comune di più realtà coordinate dalla FIACES-Onlus, la Federazione che riunisce le associazioni, i centri e le scuole specializzate per i sordi operanti oggi in Italia. Un variegato mondo di esperienze accomunate da un’identica passione ed un portato di competenze che possono essere valorizzate e messe a disposizione dell’intera comunità scolastica. Per questo il testo si chiude con un contributo di Lucio Vinetti che ha il compito di riprendere e rilanciare alcune tematiche sviluppate negli altri saggi e collocare le riflessioni proposte in una prospettiva di lavoro e di ricerca sui grandi temi che ancora oggi interpellano l’educazione dei sordi. Quali sono le sfide che sono chiamati a raccogliere oggi gli educatori dei sordi ed in che misura il contributo di San Filippo Smaldone può indirizzarne la ricerca? L’evoluzione delle metodologie e dei presidi protesici; l’impianto cocleare; l’intervento nei confronti di bambini sordi proveniente da altre nazioni, culture, religioni e lingue; le mutate condizioni sociali ed i rapporti con le famiglie; … sono soltanto alcune di queste.
Il libro contiene in appendice il testo dello Statuto organico e regolamento interno del Pio Istituto de’ sordo-muti d’ambo i sessi in Lecce (1893) redatto dallo Smaldone la cui lettura offre interessantissimi spunti circa la prospettiva del pensiero smaldoniano e due pagine manoscritte tratte dai diari del Santo contenenti osservazioni ed esercizi che Egli annotava per le sue lezioni.
Una cronologia minima ed un quadro riassuntivo della realtà della Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori offrono infine al lettore alcuni ulteriori sintetici riferimenti alla vita del Santo e dell’Istituto che ne continua l’opera.
E’, come si è detto, un primo contributo alla rivisitazione di un ricchissimo patrimonio di esperienze e di competenze poco conosciute e poco studiate che rischiano di andare perdute. Abbiamo iniziato con l’opera di San Filippo Smaldone, ma ci auguriamo che a questo possano seguire altri saggi che raccontino con altrettanta chiarezza le storie di altre figure significative e propongano piste di riflessione e di ricerca a partire da esperienze che ancora oggi a Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Torino, Modena, Bologna, Firenze, Siena, Roma, Benevento, Salerno, Napoli, Reggio Calabria, Foggia, Bari, Lecce, Taranto, Catania, Messina, interpretano in modo originale ed innovativo la scommessa dell’educazione dei sordi.
Per questo il libro si rivolge al variegato mondo della scuola ed in particolare agli insegnanti e a tutti quegli operatori che stanno vivendo la difficile, ma appassionante esperienza di lavoro con i bambini e le bambine sorde. Vuole però essere anche una proposta di studio per quanti sono in formazione e per l’intera comunità accademica da sempre impegnata nell’individuazione di criteri e riferimenti capaci di restituire, attraverso didattiche e strumenti di apprendimento efficaci, piena dignità a tutte le persone sorde che ancora oggi faticano a trovare supporti adeguati ai propri percorsi formativi.

Lucio Vinetti – Presidente della FIACES

Saluto Superiora Generale

Quando i grandi si rassegnano e abbandonano ogni sforzo per la promozione dell’uomo in bisogno, la Chiesa, per mezzo dei suoi santi, arriva al cuore degli ultimi e li riscatta.
S. Filippo Smaldone ha il grande intuito di operare in favore di coloro che venivano considerati incapaci ad aprirsi al sapere, ed ha continuato nella storia il miracolo dell’ “Effetà”.
Non aveva grandi pretese, non ha lasciato teorie, ma ci ha trasmesso le caratteristiche dell’amore educativo. Tutta la sua opera, in favore del sordo, mirava a formare l’uomo perché potesse essere, al pari degli altri, un buon cristiano, un onesto cittadino e un buon padre di famiglia.
I risultati, germogliati sempre nel nascondimento e nell’umiltà del Santo, oggi sono anche la nostra storia: storia di una famiglia religiosa, di tanti sordi, di metodologie in continua trasformazione.
In questo lavoro, per il quale ringrazio tutti coloro che si sono accostati a S. Filippo Smaldone, maestro del sordo, forse troverete cose scontate, ma vi invito a scoprire un uomo, un maestro, un padre, che ha educato il cuore con il cuore, ha portato ogni fratello a Cristo testimoniandolo.
A tutti coloro che si accostano al sordo per essere compagni di viaggio, l’augurio di farsi, sull’esempio di S. Filippo Smaldone, parola paziente per chi non parla e udito per chi non sente.

Sr Maria Longo -Superiora Generale
Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori